Mar 9

Via Lattea: con ERIS scoperto il terzo componente del tripletto di nubi G

Una nuova immagine del Very Large Telescope (VLT) dell’ESO svela i segreti del “cuore” della Via Lattea, a 27 mila anni luce dalla Terra. Un team guidato dal Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics in Germania, a cui ha partecipato anche l’INAF – Osservatorio Astronomico d’Abruzzo, ha individuato una nuova nube di gas, denominata G2t, in orbita attorno al buco nero supermassiccio centrale.

Il risultato è stato ottenuto grazie a ERIS (Enhanced Resolution Imager and Spectrograph), lo spettrografo di ultima generazione del VLT capace di acquisire sia immagini che spettri. Con ERIS, gli astronomi hanno misurato le orbite 3D delle nubi, rivelando che G1, G2 e G2t seguono traiettorie quasi identiche. Questa somiglianza esclude la presenza di stelle al loro interno e suggerisce un’origine comune: le nubi sarebbero frammenti di gas espulsi dalla coppia di stelle massicce IRS16SW mentre questa orbita attorno al buco nero.

Il successo scientifico di ERIS poggia su una solida base tecnologica italiana. Il team tecnologico dell’Osservatorio Astronomico d’Abruzzo ha progettato e realizzato l’unità di calibrazione (CU) interna allo strumento. Mauro Dolci, direttore dell’INAF d’Abruzzo e già coordinatore del gruppo che ha realizzato la CU, commenta: “Si tratta di un sottosistema di importanza fondamentale, perché i dati acquisiti da qualsiasi strumento di misura devono essere opportunamente calibrati prima di poter essere analizzati scientificamente. Si pensi ad una normale bilancia: dopo averla costruita, va determinata l’esatta corrispondenza tra la massa che le viene posta sopra e ciò che riporta la scala graduata, e questo si fa mettendo sulla bilancia delle masse che già conosciamo, da uno, due, cinque chilogrammi e così via, e tracciando i valori sulla scala stessa. Nel caso di ERIS, le funzioni dell’unità di calibrazione sono molteplici: da un lato essa proietta delle sorgenti artificiali sul piano focale delle camere scientifiche e del sistema di Ottica Adattiva, allo scopo di eseguire una serie di test di funzionalità e di performance di quest’ultimo; dall’altro, fornisce un’illuminazione uniforme del campo inquadrato dalle camere scientifiche, allo scopo di determinare e correggere le loro eventuali ‘non-uniformità di risposta’; infine, quella stessa illuminazione, creata ad una serie molto precisa di lunghezze d’onda della luce, viene fornita allo spettrografo SPIFFIER, allo scopo di calibrare con estrema precisione gli spettri acquisiti. Questa calibrazione precisa è alla base dei risultati pubblicati nell’articolo, e naturalmente è per noi motivo di grande soddisfazione”.

L’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha un ruolo di prima linea nella progettazione e nella realizzazione di ERIS: fa parte del Consorzio internazionale insieme al Max Planck Institute (Germania, alla guida del progetto), allo Uk Astronomy Technology Centre di Edimburgo (Scozia), all’Eth di Zurigo (Svizzera), a Nova-Leiden (Olanda) e all’European Southern Observatory (Eso). Oltre al contributo dell’INAF d’Abruzzo, l’INAF di Firenze è responsabile di tutto il sistema di ottica adattiva, e l’INAF di Padova ha realizzato l’architettura generale del software di gestione di tutto lo strumento.
Lo strumento Eris (Enhanced Resolution Imager and Spectrograph) al Very Large Telescope. Crediti: Ric Davies/Eso
Per saperne di più:
Immagine di copertina
Crediti: ESO/D. Ribeiro for the MPE GC team

Comments are closed.